Trombosi venosa e tromboflebite: le correlazioni con il Covid-19

La trombosi venosa si verifica quando un coagulo di sangue, detto appunto tromboocclude totalmente o parzialmente un vaso venoso.

La trombosi

Il trombo è costituito dall’aggregazione di alcune cellule ematiche a seguito dell’attivazione anomala della cascata della coagulazione.

La presenza di tale fenomeno patologico determina l’ostruzione della normale circolazione sanguigna.

Il trombo può frammentarsi dando luogo a fenomeni di embolizzazione verso organi vitali con conseguenze gravi, anche fatali (ne è un esempio tipico l’embolia polmonare).

Le cause della trombosi possono essere diverse.

Ad esempio come conseguenza di un danno a carico della parete della vena o per un’alterazione nel processo della coagulazione oppure, ancora, per il rallentamento del ritorno venoso (detto flebostasi).

Nella trombosi venosa si assiste ad un ridotto ritorno del sangue verso cuore con conseguente edema periferico.

La parte liquida del sangue fuoriesce dal vaso venoso andando ad invadere e gonfiare i tessuti circostanti.

Questo si accompagna spesso all’infiammazione dei tessuti coinvolti.

La tromboflebite

La trombosi può essere:

  • profonda (detta trombosi venosa profonda o TVP) quando colpisce appunto le vene profonde.
  • Superficiale quando colpisce le vene superficiali provocando spesso una manifestazione infiammatoria clinicamente apprezzabile detta tromboflebite.

Sintomi e segni di trombosi e tromboflebite

sintomi e i segni sentinella del processo trombotico o tromboflebitico possono essere:

  • dolore palpatorio lungo il decorso della vena interessata;
  • edema e tumefazione dell’arto interessato;
  • infiammazione locale con arrossamento cutaneo (eritema).

Tali sintomi non sono sempre evidenti ma a volte sfumati rendendo più difficile una diagnosi precisa.

Quando una trombosi è poco sintomatica solo un’ecografia specifica, l’Ecocolordoppler, è in grado di fornire una diagnosi rapida e puntuale.

I dati anamnestici sono comunque importanti.

Esistono infatti soggetti a maggior rischio cardiovascolare, ovvero tutte le persone affette da:

  • ipertensione arteriosa
  • Diabete mellito.
  • Ipercolesterolemia.
  • Sovrappeso e obesità.
  • Dipendenza da fumo e alcol.

La tendenza allo sviluppo di trombosi e tromboflebiti può essere inoltre correlata a:

  • predisposizione genetica.
  • Alimentazione scorretta.
  • Stile di vita sedentario.
  • Immobilità prolungata e forzata come nel caso di pazienti ospedalizzati, nel post-operatorio, nelle donne in gravidanza, nelle patologie croniche invalidanti.

Trombosi, tromboflebite e Covid-19

Sin dall’inizio della diffusione della recente pandemia da SARS-CoV-2, sono state raccolte prove di un significativo aumento di episodi trombotici venosi nei pazienti affetti da Covid-19.

Una percentuale considerevole dei pazienti ospedalizzati hanno sviluppato trombosi venosaprofonda o tromboflebite.

Questo, nonostante avessero ricevuto la normale profilassi farmacologica anti-trombotica del paziente allettato.

Ci si interroga, quindi, su quali siano le reali correlazioni tra il Covid-19 ed il rischio di trombosi.

Il virus SARS-CoV-2 crea evidentemente un disequilibrio nei meccanismi di controllo della coagulazione, secondo dinamiche ancora tutte da stabilire con precisione.

In generale, tutte le malattie di tipo infiammatorio sono spesso correlate con i fenomenitrombotici e richiedono una profilassi farmacologica con anticoagulanti quali, in primis, l’eparina.

Poiché il virus che sostiene il Covid-19 causa fenomeni infiammatori, soprattutto a carico dei polmoni, i protocolli comuni oramai prevedono la somministrazione di eparina a basso peso molecolare nei pazienti ospedalizzati proprio al fine di prevenire le trombosi venose.

Covid-19 e gli effetti del lockdown

Durante i mesi della pandemia, la sedentarietà e l’impossibilità al movimento fisico regolare imposte dal lockdown, hanno costretto tutti noi ad uno stile di vita tutt’altro che sano.

Intere giornate trascorse in casa, davanti al pc o alla televisione, senza la possibilità di recarsi al lavoro, a scuola o in palestra, hanno di fatto condizionato la vita di ciascuno di noi.

Soprattutto per i meno giovani si sono viste ridotte o annullate le possibilità di fare movimento, anche attraverso una semplice passeggiata all’aria aperta.

Quella che abbiamo vissuto è stata una vera e propria reclusione, seppur necessaria.

Vita sedentariaalimentazione incontrollata, conseguente aumento del peso.

Queste sono di fatto condizioni nemiche di una vita sana ed alleate del rischio trombotico.

Soprattutto, come abbiamo visto, nei soggetti già potenzialmente esposti ad un aumento del rischio cardiovascolare.

Certamente non avremmo mai potuto immaginare una pandemia, ma quello che va promosso ai fini di una buona salute è un regime alimentare controllato, un regolare esercizio fisico, l’astensione dal fumo e dal consumo di alcolici e, in genere, una buona conoscenza del nostro corpo.

Infatti, riconoscere e non sottovalutare alterazioni e mutamenti del proprio equilibrio fisico può essere il primo passo per la diagnosi tempestiva di varie patologie, anche della trombosi e delle sue conseguenze.

La Redazione

Dott. Leonino A. Leone – Chirurgia Vascolare

[Fonte: dossiersalute.com]